In difesa dell’identità cristiana

Quale messaggio da Strasburgo?

Dimenticarsi della propria storia, delle proprie radici, della propria identità in nome della tolleranza e dell’integrazione.

Questo sembra essere il messaggio che viene lanciato dopo la sentenza della Corte europea dei diritti dell’uomo di Strasburgo.

Già in altre occasioni il Crocifisso era stato attaccato, svilito e anche offeso, non solo in Italia, ma anche in altri  paesi dell’Europa; ricordiamo per esempio ciò che accadde in Spagna, quando un giudice del tribunale di Valladolid ordinò ad una scuola pubblica di rimuovere i Crocifissi affissi alle pareti perché “disturbavano”.

Ricordiamo anche che per diversi secoli il Mistero della Croce è stato sentimento d’ispirazione per molti uomini riconosciuti a livello mondiale come artisti; nomi illustri del mondo dell’arte si sono lasciati emozionare ed interrogare da quel Mistero e noi oggi facciamo code estenuanti per poter ammirare, a volte anche solo per un istante, i capolavori che sono scaturiti dai sentimenti che questi uomini hanno provato davanti al Crocifisso! 

Eppure oggi c’è chi vuol farci credere che il Crocifisso sia elemento di disagio e strumento per ledere la libertà religiosa dei singoli. 

Una domanda sorge spontanea: la decisione della Corte europea è volta all’integrazione o è dettata da un sentimento di “Cristofobia” che si vuol far radicare nella nostra società?

Juan Manuel De Prada scrive: “La visione di un crocifisso chi può offendere? Non quanti non sono stati educati nel cristianesimo, poiché, per questi, un crocifisso sarà come il monolite che adoravano gli uomini delle caverne, una figura priva di significato religioso in cui, forse, scopriranno un significato storico. Non può esserlo per quanti, educati nel cristianesimo, non professano però la fede cattolica; e oserei dire che, per questi ultimi – i cristiani , il crocifisso può riassumere le più nobili vocazioni dell’uomo: vocazione di dedizione e di carità, da un lato, vocazione di mistero e infinitezza, dall’altro. Nulla di offensivo, dunque. Il Crocifisso, in definitiva, può offendere solo quanti vogliono che lo Stato diventi un nuovo dio, con potere assoluto sulle anime”. 

Giovanni Reale, il principale studioso italiano di filosofia antica, con  riferimento all’accaduto dice: «La richiesta di togliere il crocifisso deriva da una presunzione fatale, da un’idea di onnipotenza culturale. Un atto di superbia assoluta, una cosa spaventosa, fatta in nome di tanti nobili parole: la scienza, il progresso, il pluralismo. Ma quale pluralismo? Quale libertà? Quella di un individuo o di un gruppo di pressione di offendere la storia, la tradizione millenaria, il senso comune dei popoli? Se vi dà noia il crocifisso non guardatelo. Ma se vi posate lo sguardo cercate di capire che quello non è solo un simbolo religioso, è anche il simbolo di una cultura di libertà, di autentica libertà. Senza quel simbolo, senza Cristo, la storia europea sarebbe stata un’altra, e così le sue istituzioni, la sua cultura avrebbero preso direzioni diverse».

Una società che decide di rinunciare alla propria identità, come sembra stia facendo l’Europa, è una società già corrotta da relativismo e laicismo.

Non lasciamo che quanto accaduto possa mettere in un angolo secoli di storia e di cultura, affrontiamo con determinazione il futuro rivendicando le nostre radici e le nostre tradizioni, difendendole, affinché esse possano giungere ai nostri figli così come sono giunte a noi.

Simone Malnati

Coordinatore Giovani UDC Varese

Dal Consiglio Regionale

Si riporta la mozione d’ordine presentata dal gruppo consiliare UDC, a firma Gianmarco Quadrini

 

IL CONSIGLIO REGIONALE DELLA LOMBARDIA,

 PRESO ATTO che la Corte Europea dei diritti dell’uomo di Strasburgo ha emesso una sentenza con la quale si stabilisce che la presenza del crocifisso nelle aule scolastiche costituisce “una violazione del diritto dei genitori a educare i figli secondo le loro convinzioni” e che tale simbolo rappresenta altresì una limitazione alla libertà di religione degli alunni”

CONSIDERATO che la presenza del crocifisso nelle scuole italiane è prevista da norme regolamentari contenute in regi decreti del 1924 e 1928, tuttora in vigore, e che la validità di quelle norme è stata ribadita dal Consiglio di Stato nel febbraio 2006

VALUTATO che dal suddetto parere del consiglio di Stato emerge, tra le altre motivazioni, che “ (…) neppure va sottaciuta la circostanza che le norme sull’esposizione del crocifisso nelle aule scolastiche risalgono addirittura al 1859, in un contesto storico di profonda laicità dello Stato, desumibile dal noto aforisma cavouriano “libera Chiesa in libero Stato”. Segno evidente, proprio sotto il profilo storico, che l’esposizione del simbolo cristiano era considerata all’epoca, accanto alla collocazione del ritratto del re e della bandiera, come richiamo ai valori unificanti della nazione (…)”.

RILEVATO altresì che all’articolo dello Statuto d’Autonomia della Regione Lombardia (Elementi qualificativi della Regione) si legge che la Regione “persegue sulla base delle sue tradizioni cristiane e civili, il riconoscimento e la valorizzazione delle identità storiche, culturali e linguistiche presenti sul territorio”

INVITA IL GOVERNO

a procedere prontamente nell’annunciato ricorso contro la sentenza della Corte Europea dei diritti dell’Uomo

a promuovere iniziative, prescindendo da qualunque credo religioso, volte al recupero e alla valorizzazione delle nostre comuni radici cristiane, fondamento della nostra identità storica e culturale. 

Milano, 3 novembre 2009

Gianmarco Quadrni

Capogruppo UDC in Consiglio Regionale

Ufficio stampa, 19-12-2008
Immigrati: Casini, idiozia togliere crocefisso da scuola
 
(AGI) - Milano, 19 dic. - "E' una grande idiozia la classe separata, così come è una grande idiozia levare i crocefissi dalle scuole". Lo sostiene il leader dell'UDC, Pier Ferdinando Casini, che durante una conferenza stampa a Milano, ha mostrato il suo apprezzamento e la condivisione per il discorso del cardinale Dionigi Tettamanzi. "Apprezzo molto quello che ha detto il cardinale - ha detto Casini - l'accoglienza che si declina con la difesa dell'identità cristiana sono due concetti che vanno di pari passo. E il modello non sono le classi separate, ma quelle in cui c'e' il crocefisso. Sono le classi integrate in cui si afferma il senso della nostra identità. I crocefissi nelle classi non hanno mai leso l'autonomia o la libera scelta religiosa delle persone che vanno a scuola". Casini invita tutti i milanesi ad ascoltare le parole del cardinale. "Mi auguro - ha detto - che questa città ascolti le alte parole del cardinale Tettamanzi, perchè l'idea che la politica debba essere respingente della diversità e' una totale idiozia. Un'idea del genere, contrasta con gli interessi del nostro paese. Penso ai lavoratori extracomunitari che mandano avanti le nostre aziende e che concorrono all'equilibrio dei conti previdenziali. Inoltre, il problema non e' respingere la diversità ma integrare. Chi può integrare è chi ha una ferma convinzione della propria identità. Per cui l'identità cristiana e il dialogo con la diversita' si coniugano assieme.   

 

IL CROCEFISSO È SIMBOLO DELLA CIVILTÀ E DELLA CULTURA CRISTIANE. 

La sentenza con cui il Tribunale dell’Aquila ha stabilito che dalle aule frequentate dai figli del ricorrente debba essere tolto il Crocefisso sconcerta per la sua carica di stravolgimento nei confronti della coscienza degli italiani siano essi cattolici o meno. Il Crocefisso non è simbolo di fazione ma della civiltà e della cultura cristiane che sono alla base della convivenza italiana ed europea. E’ anche vero che una sentenza (che vale solo nel caso posto all’attenzione di quel Tribunale e non del resto dell’Italia), come una rondine, “non faccia primavera”, perché non crediamo che tutti i giudici italiani si adeguino all’orientamento espresso all’Aquila né che il Parlamento intenda cambiare le norme esistenti; anzi pensiamo che sia giunto il momento che il Parlamento stesso renda più chiara, in materia, la normativa esistente, senza avere paura, senza ulteriore ritardi e nella coscienza di adempiere ad un preciso dovere civile e politico. Tuttavia la sentenza citata non è di buon auspicio se si considera l’arrendevolezza con la quale da molte parti si considera l’avanzare di culture e di comportamenti che sono estranei alla civiltà ed alla tradizione italiane. Vorremmo richiamare coloro che sostengono l’apertura indiscriminata ed acritica verso gli stranieri ad una maggiore riflessione e consapevolezza e coloro che, molto incautamente, sostengono di dover anticipare la concessione della cittadinanza italiana a stranieri residenti  per concedere loro il diritto di voto amministrativo e politico se non sia il caso che lascino perdere e che si dedichino a questioni più urgenti. Non fa meraviglia, infine, il constatare che da sinistra sia venuto subito il plauso alla sentenza abruzzese a dimostrazione, se ce ne fosse bisogno, dell’alleanza culturale tra le sinistre italiane ed i movimenti estremisti islamici, alleanza tipicamente anticattolica ed anticristiana. D’altra parte la persecuzione dei cristiani nei paesi  retti da regimi integralisti di matrice islamica si associa alle persecuzioni contro i cristiani di cui sono responsabili i regimi comunisti.

26 ottobre 2003
U.D.C. - CREMONA
Dipartimento istruzione e cultura
 

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